Ascolto. Accompagno. Non decido per te.
Quando le persone mi chiedono cosa faccio, rispondo così: faccio ascolto. Accompagno chi sta attraversando un momento difficile a trovare le proprie risorse per trovare le proprie soluzioni – quelle che sono già lì, dentro di loro, e aspettano solo di essere viste.
Non sono una psicologa. Non faccio diagnosi, non somministro test, non lavoro con patologie. È anche questo che distingue il counseling dalla psicoterapia – e che lo rende lo spazio giusto per chi sta bene, ma vuole stare meglio.
Lavoro sulle risorse delle persone – sulla parte sana, su quello che c’è già e che aspetta solo di essere riconosciuto.
Parto dal presupposto che chi viene da me sta attraversando un momento della vita – una scelta, un cambiamento, una difficoltà – e ha bisogno di uno spazio per ritrovarsi. Il mio compito non è trovare cosa non va. È aiutarti a ritrovare quello che già sai fare, quello che già sei.

Non sei un paziente. Sei una persona.
In psicoterapia si parla di pazienti. Io parlo di persone. Non è solo una questione di parole: è un modo di stare in relazione. Non mi siedo dall’altra parte della scrivania con un camice e una cartella clinica. Sono una persona come te – con alle spalle una formazione triennale in counseling, vent’anni sul campo e un percorso di crescita personale – che si siede accanto a te e ascolta davvero.
Il setting è informale. L’approccio è caldo. Il giudizio non esiste.
Percorsi brevi, obiettivi chiari
Lavoro per obiettivi. Questo significa che ogni percorso ha una direzione, un senso, un orizzonte visibile. Non si tratta di un viaggio senza meta – sai dove stai andando, e io sono lì con te finché non ci arrivi.
I miei percorsi sono brevi per rispetto del tuo tempo e della tua vita. Perché il cambiamento non ha bisogno di anni per accadere. Ha bisogno di ascolto, di presenza, e dello spazio giusto per emergere.
“Non sono qui per dirti cosa fare, ma per aiutarti a scoprire che hai già le capacità per farlo”
